giovedì 25 marzo 2010

E alla fine.... Luca ha vinto

Ciao a tutti.
Una buona notizia anche oggi.
La Commissione Interministeriale sulle sementi ha chiuso definitivamente la porta agli Organismi Geneticamente Modificati (e speriamo che mai la riapra) nonostante il via libera dell'Unione Europea sulla patata transgenica e su alcune varietà di sementi. A Roma i rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole e del Ministero della Salute e Ambiente, oltre che rappresentanti di 6 regioni italiane (Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Veneto) hanno espresso il loro parere negativo sull'iscrizione al registro delle sementi del mais OGM.
Il divieto riguarda tra l'altro, tutte le varietà di mais OGM della Monsanto (circa un centinaio).
Le coltivazioni biotech non sono possibili per motivi agronomici e socio-economici
Ci sarebbero cioè rischi di inquinamento per il territorio e di contaminazione per gli agricoltori che decidessero di usare biologico o varietà tradizionali.
E speriamo di non sentirne parlare più!

venerdì 19 marzo 2010

Forza Luca parte 2

Ciao a tutti.
Buone notizie dal fronte OGM. Il Ministro Luca Zaia ha trovato sostenitori all'interno del Governo italiano.

Il Ministro della Salute Fazio, infatti, ha recentemente affermato che: "il Governo italiano non è favorevole all'introduzione di colture Ogm per la contrarietà anche culturale della stragrande maggioranza dei nostri agricoltori", e ha continuato affermando che "va ricordato che anche il Commissario Europeo ha indicato con chiarezza che per quanto riguarda le coltivazioni Ogm le disposizioni saranno di competenza degli organismi nazionali" incaricando l'Agenzia per la Sicurezza Alimentare di Parma di effettuare verifiche minuziose e studiare nuovi protocolli per garantire trasparenza e affidabilità.

Il Ministro Zaia ha aggiunto che la forza dell'agricoltura italiana è anche genetica, la si deve anche a quello che generalmente viene chiamata biodiversità. Aprire in modo indiscriminato agli Ogm sarebbe un errore forse irreparabile. I prodotti dei nostri territori sono la cristallizzazione di colture e tradizioni a volte centenarie. Sono in gioco interessi di milioni di contadini, consumatori e in ultima analisi la stessa identità dell'agricoltura italiana, che non possiamo spazzare via in nome di una presunta modernità che non ammette obiezioni. Perché i nostri contadini dovrebbero pagare le royalty a multinazionali proprietarie delle sementi geneticamente modificate? perchè le nostre produzioni tradizionali devono essere messe a rischio dall'arrivo di queste nuove sementi? Siamo certi che gli Ogm siano sicuri per la salute dei consumatori? La qualità e le diversità sono le principali caratteristiche che rendono competitivi i nostri prodotti; se accettiamo di rinunciarci per un vantaggio a breve termine è chiaro che ne usciremo sconfitti.
Se c'è bisogno di aggiungere altro?

martedì 16 marzo 2010

Energia pulita

Ciao ciao
Oggi ci sono notizie interessanti, non tanto in campo alimentare quanto in quello energetico. Per fare fronte alle urgenti necessità di fonti di energia non inquinanti e poco costose, ci viene in aiuto madre natura. Si sta studiando infatti il possibile utilizzo di piante per la produzione di biocarburanti. A dire il vero questi studi stanno andando avanti da parecchio. Si è iniziato questo processo sottraendo cibo e terra a coltivazioni normali (attraverso un processo non particolarmente sicuro per la salute e causando ovviamente un aumento dei prezzi degli alimenti). Si è andati avanti utilizzando piante non commestibili o parti di piante che comunque sarebbero state gettate, fino ad arrivare all'utilizzo di piante geneticamente modificate (pioppo oppure tabacco) o utilizzando microorganismi anch'essi modificati. Adesso però una nuova scoperta potrebbe portare ad interessanti prospettive in campo energetico. Studi effettuati in Arizona e in Germania hanno individuato quel momento della fotosintesi clorofilliana che trasforma l'energia elettromagnetica (la luce) in energia chimica. Lo scopo è quello di riuscire a realizzare una sorta di fotosintesi artificiale che utilizzando la luce riesca a sottrarre anidride carbonica dall'aria producendo carburante pulito e facilmente disponibile.
Staremo a vedere

lunedì 15 marzo 2010

Pomodoro 1 - patata 0

Ciao a tutti
Oggi, giornata mondiale della lentezza, registriamo una grande vittoria. Mentre Bruxelles infatti dà il via libera alla coltivazione della patata transgenica per usi industriali (ma che alla fine ci ritroviamo comunque nel piatto), Napoli presenta il superpomodoro, utilizzando vecchi e sani metodi di impollinazione tra il mitico San Marzano e altre specie quasi in via di estinzione.
Da urlo!!!
Questo pomodoro sarà in grado di proteggere meglio le membrane cellulari dall'attacco dei radicali liberi e costituisce un importante fattore di protezione contro diverse malattie cardiovascolari. In più questo pomodoro potrà, è il caso di dirlo, essere consumato in tutte le salse, pizza compresa, arrivando a perdere solamente il 20% delle sue proprietà nutritive.
Si tratta di un vero e proprio smacco per chi, da anni oramai, cerca di modificare geneticamente pomodori con geni animali o di altre specie ottenendo risultati pressoché osceni (e spariti dai marcati alla velocità della luce).
Superpomodoro 1 - Transpatata 0
Una vittoria di tutti noi!

venerdì 12 marzo 2010

L'Europa dichiara ...

Ciao a tutti
Oggi non ho intenzione di tediarvi con le mie elucubrazioni, ma ho deciso di lasciarvi comunque qualcosa su cui riflettere per poi parlarne la settimana prossima insieme; si tratta della “Dichiarazione europea sull’alimentazione per una politica agricola e alimentare comune sana, sostenibile, giusta e solidale”.
Il documento è stato firmato da 11 reti europee, 2 reti internazionali e centinaia di organizzazioni in 24 Paesi europei (agricoltori, consumatori, ambientalisti, altermondialisti e ong), tra cui Aiab, con il Comitato italiano per la sovranità alimentare.
Noi, sottoscritti, dichiariamo che l’Unione Europea deve rispondere alle sfide urgenti che l’Europa sta affrontando in materia di agricoltura e di alimentazione.
Dopo più di mezzo secolo di industrializzazione della produzione agricola ed alimentare, l’agricoltura a conduzione familiare è stata fortemente ridotta e i circuiti alimentari locali hanno regredito in tutta Europa. Oggi, il nostro sistema alimentare è dipendente da carburanti fossili a prezzo sostenuto, non tiene conto che l’acqua e la terra sono risorse limitate e sostiene regimi alimentari dannosi per la salute, ricchi di calorie, grassi e sale e poveri di frutta, ortaggi e cereali. In futuro, il prezzo crescente dell’energia, la perdita drastica della biodiversità, il cambiamento climatico e la diminuzione delle terre e dell’acqua disponibili costituiscono una sfida per la produzione alimentare. Allo stesso tempo, una popolazione mondiale in espansione deve affrontare la contraddizione di un contemporaneo aumento della fame e delle malattie croniche causate dalla sovralimentazione.
Noi riusciremo a rispondere positivamente a queste sfide solo con un approccio completamente diverso nei confronti delle politiche agricole e alimentari. L’Unione Europea deve riconoscere e sostenere il ruolo cruciale dell’agricoltura contadina per l’approvvigionamento alimentare della popolazione. Tutti devono aver accesso a un’alimentazione sana, sicura e nutriente. I modi con cui coltiviamo, distribuiamo, prepariamo e mangiamo cibo dovrebbero rendere onore alla diversità culturale dell’Europa fornendo un’alimentazione equa e sostenibile.
La Politica agricola comune (Pac) attuale è in discussione in vista della sua riforma prevista per il 2013. Dopo decenni di dominazione delle imprese transnazionali e dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sulle scelte di politica agricola ed alimentare, è arrivato il momento per la popolazione europea di riappropriarsi della propria politica agricola ed alimentare: è l’ora della sovranità alimentare. Noi crediamo che una nuova Politica agricola e alimentare comune debba garantire e proteggere uno spazio di cittadinanza nell’Ue e nei paesi candidati e la possibilità e il diritto di definire i propri modelli di produzione, di distribuzione e di consumo, partendo dai seguenti principi.
La nuova Politica Alimentare e Agricola Comune …
1. …deve considerare il cibo come un diritto umano universale e non come una semplice merce;
2. deve avere come priorità quella di una produzione di alimenti e mangimi destinata all’Europa e prevedere il commercio internazionale dei prodotti agricoli nel rispetto dei principi di equità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. La Pac non deve danneggiare i sistemi agricoli ed alimentari dei Paesi terzi;
3. deve promuovere modelli alimentari sani indirizzandosi verso diete basate sui vegetali e su un minor consumo di carne, di grassi saturi, di alimenti ricchi in energia e altamente trasformati, rispettando i modelli alimentari culturali e le tradizioni regionali;
4. deve dare priorità al mantenimento di un’agricoltura che coinvolga un alto numero di contadini su tutto il territorio europeo, nel soddisfacimento della duplice funzione di produzione di cibo e di salvaguardia dell’ambiente rurale. Ciò non è realizzabile senza prezzi agricoli giusti e certi, che devono permettere un reddito adeguato per contadini(e) o salariati(e) agricoli e prezzi giusti per i consumatori;
5. deve assicurare condizioni giuste e non discriminatorie ai contadini(e) e ai lavoratori agricoli dell’Europa centrale ed orientale e sostenere un accesso giusto ed equo alla terra;
6. deve rispettare l’ambiente globale e locale, proteggere le risorse limitate del suolo e dell’acqua, fomentare la biodiversità, rispettare il benessere animale;
7. deve garantire che l’agricoltura e la produzione animale restino liberi da Ogm, incoraggiare l’uso delle sementi contadine e promuovere la diversità delle specie domestiche che costituiscono il patrimonio culturale locale;
8. deve cessare di favorire l’utilizzo e la produzione di agro-carburanti industriali e dare la priorità alla riduzione del trasporto in generale;
9. deve assicurare la trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, in modo che i cittadini sappiano come viene prodotto il cibo, da dove proviene, cosa contiene e cosa è incluso nel prezzo finale di acquisto;
10. deve ridurre la concentrazione del potere nei settori della produzione primaria, della trasformazione e della distribuzione alimentare e l’influenza esercitata dai gruppi dominanti su ciò che viene prodotto e consumato, oltre a promuovere sistemi alimentari che accorcino la distanza fra produttori e consumatori;
11. deve incoraggiare la produzione e il consumo di prodotti locali, di stagione, di alta qualità, rimettendo in connessione i cittadini con la loro alimentazione e con i produttori di cibo;
12. deve destinare risorse per insegnare ai giovani le pratiche e le conoscenze necessarie a produrre, preparare e apprezzare un’alimentazione sana e nutriente.

martedì 9 marzo 2010

Non solo cibo

Ciao a tutti.
Finiti i festeggiamenti per l'8 marzo, eccoci di nuovo qui a chiacchierare di biologico. Dopo il post di ieri dove dicevamo che molti organismi geneticamente modificati in un modo o in un altro sono già in Italia, volevo fare un brevissimo e per nulla esaustivo punto sulla situazione nel nostro Bel Paese (anche se oggi fa un freddo cane e promette neve).
Le potenze economiche cosiddette emergenti, sembrano seguire il modello americano (maggior produttore di alimenti OGM al mondo) con una nuova carica di entusiasmo e determinazione. Sono proprio questi paesi ad allargare il fronte delle biotecnologie ben oltre il campo alimentare. In india, per esempio si punta sul cotone geneticamente modificato esportando materie base per l'industria tessile (dove le tracce di OGM, a causa delle numerose lavorazioni sono molto difficili da rilevare); oltretutto fibre di cotone vengono utilizzate nella miscela della carta delle banconote e, in alcuni casi, nella fabbricazione delle bustine da tè. A proposito di tè, ricordiamoci che l'amministrazione americana ha dato il via libera alla coltivazione della barbabietola modificata, riversando sul mercato zucchero e derivati per il consumo diretto (il nostro tè di prima) e per la preparazione di altri alimenti (a partire dai dolci ovviamente).
Argentina e Brasile si sono da tempo dati alla soia modificata (oltre che al mais ed al cotone).
Last but not least la Cina. Tra i prodotti geneticamente modificati ci risultano sicuramente pomodori e peperoni, ma le biotecnologie stanno entrando anche nel campo della manifattura. Oltre al cotone (anche loro) la Cina sta testando la resa del pioppo modificato e queste materie prime modificate presto potranno condizionare anche la competizione mondiale tra imprese.
Detto questo... à bientot

lunedì 8 marzo 2010

Sono tra noi

Bentrovati a tutti.
Eccoci pronti ad un'altra settimana all'insegna del biologico.
Per non farci mancare niente, in questo week end mi sono fatta una piccola ricerca sui cibi geneticamente modificati presenti in Italia. Una premessa doverosa è che comunque l'Europa (nonostante la Commissione Europea voglia farci mangiare a tutti i costi le patate geneticamente modificate) resta ancora una sorta di isola felice in un mondo sempre più invaso da OGM.
Forse ciò è dovuto al fatto che mentre in Europa un produttore deve scrivere sull'etichetta e dimostrare che il suo prodotto non è nocivo alla salute, negli USA (e le potenze emergenti sembrano voler ovviamente seguire questa metodologia) è il compratore che deve dimostrare che una merce è dannosa.
Comunque sia, senza entrare nel merito di questa differenziazione, è stato importante scoprire che in Italia almeno il 25% dei mangimi per animali (bovini, suini e ovini) proviene dalle coltivazioni di soia OGM degli Stati Uniti, Argentina e Brasile. Non vi sono a tutt'oggi prove che il dna modificato venga trasferito ai prodotti alimentari ricavati da questo bestiame, tuttavia... sarebbe meglio evitarli.
Ci sentiamo domani per nuove riflessioni

giovedì 4 marzo 2010

Forza Luca !!

Ciao a tutti.
Il Luca che citiamo nel titolo è l'attuale Ministro per le Politiche Agricole. Non voglio entrare in polemiche politiche ma ho apprezzato, e spero anche voi, il suo commento al via libera alla super-patata dato ieri dalla Commissione Europea. Non ha certo persoo tempo il nostro Ministro, né ha tentennato come da italica tradizione.
"Finché ci sarò io al Ministero, gli OGM non varcheranno il soglio nazionale!"
Chiaro, deciso, e perentorio, arrivando anche a prospettare un referendum contro gli OGM.
Andiamo avanti così!

mercoledì 3 marzo 2010

Non ci sono più le patate di una volta

Ciao a tutti.
Oggi non è una bella giornata, sia per il tempo che per il cibo.
E' giusto giusto di ieri la notizia che la Commissione Europea ha dato il via libera alla coltivazione della patata geneticamente modificata (chiamata Amflora), insieme a 3 nuove varietà di mais anch'esse transgenici. Un viatico che, oltre ad annullare circa 12 anni di resistenza alle coltivazioni transgeniche, cozza pesantemente contro direttive della stessa Commissione Europea. Esiste infatti una direttiva che proibisce espressamente e tassativamente qualsiasi organismo geneticamente modificato contenente geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana, ma a quanto pare la sicurezza alimentare non è poi materia così importante per la Comunità Europea. Qualcuno potrà anche sostenere che questa super-patata verrà utilizzata in ambito industriale (con i suoi amidi si realizza una carta più lucida, i filati risultano più forti e l'intonaco aderisce meglio alle pareti), ma verrà anche utilizzata (insieme a sottoprodotti e scarti vari) come mangime animale. Ma dico, ci rendiamo conto??? Gli animali nutriti con questi amidi si dovranno suicidare o ce li ritroveremo in tavola? E allora cosa contano queste limitazioni che vengono poste? Oppure potremmo semplicemente scrostare un po' il muro del soggiorno per mettere in tavola una cena coi fiocchi.
Possono darci tutte le giustificazioni che vogliono ma alla fine, mangiare patatine davanti alla televisione non sarà più goloso come una volta.

martedì 2 marzo 2010

Un grazie alla Danimarca

Ciao a tutti
oggi è una giornata stupenda, un caldo sole e una piacevole brezza annunciano la primavera. Tra non molto comincerà il gran caldo e, come tutti consigliano, cominceremo a bere molto, soprattutto succhi di frutta.
Perché dico questo?
Innanzitutto perché, in quanto meteopatica, ho un umore decisamente allegro con queste giornate ma soprattutto....
Ieri stavo leggendo alcuni quotidiani on line e mi sono imbattuta in una notizia sconcertante (ovviamente sparita dai suddetti quotidiani nel giro di 5 minuti); sembra che in Danimarca alcuni ricercatori abbiano scoperto pericolose quantità di antimonio in 42 succhi diversi di marche differenti. Ora, io non sono una chimica e non chiedetemi cos'è l'antimonio, ma una cosa la so per certa ... proprio bene non deve fare!
Di elevata tossicità e collegato a rischi tumorali, problemi cardiaci e polmonari, da tempo la comunità ha stabilito che questa sostanza non può superare una percentuale di 0,005 ml per litro (un giorno faremo due chiacchiere su questi limiti che vengono imposti discrezionalmente).
I ricercatori dicono che probabilmente la causa vada ricercata nelle modalità di imballaggio, che variano dal PET (la comune bottiglia di plastica) al cartone alimentare dato che è già stato appurato che minime quantità di ammonio vengono rilasciate dai contenitori. Ad ogni modo, che sia dovuto all'imballaggio o alla coltivazione, a me poco importa; so soltanto che adesso che arriverà il caldo ... cosa potremmo bere?

lunedì 1 marzo 2010

La nascita di Vetrina Verde

Ciao a tutti.
Mi chiamo Francesca e mi occuperò di seguire ed aggiornare questo blog legato al sito vetrinaverde (che sarà on line alla fine del mese).
Il sito si occuperà di presentare un certo numero di aziende e prodotti biologici, fornire notizie utili e/o istituzionali, ricette, libri, eventi e quanto di interessante produce il mondo del biologico in Italia.
I proprietari del sito hanno chiesto a me di gestire appunto questo blog.
Perché direte voi?
Perché io sono una di voi.
Non sono un'estremista del biologico, non sono una vegetariana radicale e né tantomeno una vegana rivoluzionaria.
Semplicemente mi piace cucinare e mangiare sano facendo un minimo (un minimo relativo) di attenzione a quello che mangio e all'impatto ambietale che ha il cibo che quotidianamente porto in tavola.
Vorrei che nemmeno esistessero la mucca pazza, la gallina con l'influenza, il maiale depresso, la soia transgenica o il mais modificato.
Se il biologico, come alcuni dicono, è vita, allora diciamo che mi piace vivere bene; se il biologico è il futuro, come invece dicono altri, allora vorrei un futuro migliore.
Ci sentiamo presto,
Ciao a tutti