Ciao a tutti.
Finiti i festeggiamenti per l'8 marzo, eccoci di nuovo qui a chiacchierare di biologico. Dopo il post di ieri dove dicevamo che molti organismi geneticamente modificati in un modo o in un altro sono già in Italia, volevo fare un brevissimo e per nulla esaustivo punto sulla situazione nel nostro Bel Paese (anche se oggi fa un freddo cane e promette neve).
Le potenze economiche cosiddette emergenti, sembrano seguire il modello americano (maggior produttore di alimenti OGM al mondo) con una nuova carica di entusiasmo e determinazione. Sono proprio questi paesi ad allargare il fronte delle biotecnologie ben oltre il campo alimentare. In india, per esempio si punta sul cotone geneticamente modificato esportando materie base per l'industria tessile (dove le tracce di OGM, a causa delle numerose lavorazioni sono molto difficili da rilevare); oltretutto fibre di cotone vengono utilizzate nella miscela della carta delle banconote e, in alcuni casi, nella fabbricazione delle bustine da tè. A proposito di tè, ricordiamoci che l'amministrazione americana ha dato il via libera alla coltivazione della barbabietola modificata, riversando sul mercato zucchero e derivati per il consumo diretto (il nostro tè di prima) e per la preparazione di altri alimenti (a partire dai dolci ovviamente).
Argentina e Brasile si sono da tempo dati alla soia modificata (oltre che al mais ed al cotone).
Last but not least la Cina. Tra i prodotti geneticamente modificati ci risultano sicuramente pomodori e peperoni, ma le biotecnologie stanno entrando anche nel campo della manifattura. Oltre al cotone (anche loro) la Cina sta testando la resa del pioppo modificato e queste materie prime modificate presto potranno condizionare anche la competizione mondiale tra imprese.
Detto questo... à bientot
martedì 9 marzo 2010
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