martedì 30 novembre 2010

Ma adesso basta davvero!!!

Ciao a tutti.
Che gli inglesi non fossero dei maestri in cucina non è una cosa che scopro io oggi; confronto alle specialità italiane, diciamo che non c'è proprio storia. Certo, hanno inventato il roastbeef, non temono confronti con fish and chips, qualche formaggio e davvero poco altro. Mi fa piacere inoltre raccontarvi (in quanto appassionata di Highlander non potevo certo farne a meno) a grandi linee gli ingredienti per il piatto tipico scozzese: l'Haggis, un insaccato di interiora di pecora (cuore, polmone, fegato), macinate insieme a cipolla, grasso di rognone, farina d'avena, sale e spezie, mescolati con brodo e bollite tradizionalmente nello stomaco dell'animale. Siete ovviamente liberissimi di fare i Vostri commenti.
Comunque, bando alle ciance, il problema che voglio portare alla luce oggi è questo.
La Food Standards Agency (l'ente che controlla gli standard degli alimenti in circolazione), ha sentenziato che non c'è alcuna differenza tra il cibo che deriva dal bestiame "ordinario" e quello proveniente da animali manipolati geneticamente.
Un'affermazione che in Gran Bretagna apre la strada alla commercializzazione di carne e latte provenienti da animali clonati e che potrebbe fare breccia sulla moratoria della Commissione Europea in merito.
Sinceramente mi si accappona la pelle al solo pensiero!!!



Non sono una di quelle che mangia carne dalla mattina alla sera ma ogni tanto una bella grigliata o un filettino al pepe non lo disdegno assolutamente. Già gli inglesi mi hanno fregata con la mucca pazza impedendomi per anni di mangiare una bella fiorentina alla brace (e in quanto toscana la cosa non mi faceva certo piacere) ma qui si esagera davvero; e poi, mi ripeto, che cosa ne sapranno mai gli inglesi di cucina per insegnarci queste amenità?

venerdì 19 novembre 2010

Un Natale per la Natura

“Un Natale per la Natura” è il titolo dell’iniziativa che la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) organizza per sabato 4 e domenica 5 dicembre 2010 nelle piazze italiane.
In cambio di una piccola donazione, si potrà ricevere una confezione di Lenticchie LIPU e sostenere così il progetto Oasi, veri e propri tesori di biodiversità dove vivono centinaia di specie di uccelli e numerosissime altre specie animali e vegetali e che funzionano da veri e propri laboratori didattici all’aperto, dove ogni anno 200mila visitatori imparano a conoscere la biodiversità.
In cambio di soli cinque euro i volontari offriranno al pubblico una confezione da 500 grammi di lenticchie biologiche a cui verrà abbinata gratuitamente una confezione di pasta biologica di semola di grano duro da 250 grammi, nel formato “festoni”.
Un abbinamento perfetto per cucinare un pasto equilibrato che offre carboidrati e proteine, partendo da prodotti privi di sostanze chimiche e realizzati con metodi rispettosi dell’ambiente e della biodiversità.



Nel 2009 sono state 7mila le confezioni di Lenticchie LIPU distribuite nelle piazze e nelle strutture della LIPU, nell’ambito della campagna “Salviamogli le penne, salviamoci le penne”, focalizzata sulla tutela di cinque specie di uccelli a rischio di estinzione specie (capovaccaio, tarabuso, pernice bianca, berta maggiore, gallina prataiola).
Per chi non potesse raggiungere uno dei banchetti in programma il 4 e il 5 dicembre 2010, è possibile ordinare le Lenticchie LIPU direttamente sul web alla pagina http://www.lipu.it/emporio/
Per informazioni sui banchetti e le piazze del 4-5 dicembre, oppure per ordinarle direttamente su web, il sito di riferimento è www.lipu.it

martedì 2 novembre 2010

Una nuova speranza

Ciao a tutti.
Ottime notizie arrivano dalla conferenza di Nagoya, in Giappone, dove è stato raggiunto un accordo sulla conservazione della biodiversità, sull'uso sostenibile delle risorse e sull'accesso alle risorse genetiche con una ripartizione più equa dei benefici tra Paesi avanzati e quelli in via di sviluppo su scala mondiale per la la protezione della biodiversità. Al termine di due intense settimane di negoziati tra i 190 Paesi membri della Convenzione sulla diversità biologica, la Conferenza ha approvato un piano per il 2020 che fissa "20 obiettivi strategici" per proteggere la natura e frenare il ritmo allarmante di scomparsa delle specie, in particolare con l'estensione delle aree protette in tutto il mondo, sia sulla terraferma sia in mare. L'obiettivo principale sarà inoltre proteggere il 10% della superficie degli oceani, il 17% di quella terrestre e ripristinare almeno il 15% di aree degradate.




I delegati hanno anche approvato un protocollo sulla spartizione dei benefici tratti dalle industrie farmaceutiche e cosmetiche dalle risorse genetiche dei Paesi del Sud del mondo (animali, piante, microrganismi), una decisione accolta da un lungo applauso dei partecipanti alla Conferenza. Raggiunto infine un accordo per modificare i sussidi perversi (come pesca e agricoltura) per garantire il valore della biodiversità anche all'interno delle contabilità nazionali. Dieci mesi dopo il fallimento del vertice sul clima di Copenaghen la riuscita di questa conferenza dà una boccata d'ossigeno al processo complessivo dei negoziati Onu sull'ambiente.