mercoledì 16 febbraio 2011

Latte e miele ... ma quale miele?

Ciao a tutti.
Riportiamo oggi la notizia di un parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea su una causa che oppone un apicoltore tedesco ad un Land della Baviera. La rilevanza di questo parere (il parere di un avvocato generale tedesco è qualcosa di più di una semplice opinione) è che questa è l’ennesima dimostrazione del fatto che la coesistenza in campo aperto tra coltivazioni tradizionali e coltivazioni Ogm è semplicemente impossibile.
Oltre il parere, L'avvocato generale conclude che il miele in cui è riscontrabile la presenza di polline di mais Ogm, nella fattispecie Mon 810, e gli integratori alimentari a base di polline contenenti contaminazioni della medesima varietà di mais, devono essere soggetti a un’autorizzazione all’immissione in commercio e devono essere etichettati come Ogm, indipendentemente dal fatto che tale materiale sia stato incluso intenzionalmente o meno.



Ricordiamo il caso in questione. Nel 1998, l’impresa Monsanto ha ottenuto un’autorizzazione all’immissione in commercio del mais geneticamente modificato della linea Mon 810; Il Freistaat Bayern (Land della Baviera, Germania) è proprietario di diversi terreni sui quali negli ultimi anni è stato piantato a scopi di ricerca proprio il mais Mon 810. Un apicoltore amatoriale che produce, in prossimità di questi terreni, miele per la vendita e per il proprio consumo, nel 2005su un campione di polline di mais raccolto in alveari posti a una distanza di 500 metri dai terreni del Freistaat Bayern ha riscontrato la presenza, da un lato, di Dna di Mon 810 e, dall’altro, di proteine geneticamente modificate. Inoltre, anche il miele presentava, in alcuni campioni, modesti quantitativi di Dna di Mon 810. Ritenendo che la presenza di residui di mais geneticamente modificato avesse reso i suoi prodotti apistici inadatti alla commercializzazione e al consumo, l'apicoltore ha avviato dei procedimenti giudiziari contro il Land della Baviera, dinanzi alle autorità giudiziarie tedesche.
“Oltre a rappresentare un problema ambientale e una minaccia per i campi e la biodiversità delle colture – prosegue Andrea Ferrante Presidente nazionale di AIAB– gli Ogm si confermano anche come un serio problema economico. Infatti, se la Corte di giustizia confermerà, come è probabile che accada, l’orientamento dell’avvocato generale, l’intero sistema produttivo sarà sotto la spada di Damocle di possibili contaminazioni transgeniche. Bisogna uscire dalle sterili discussioni sulle soglie di tolleranza per le contaminazioni, mentre è urgente che le autorità nazionali e regionali si attivino per prevenire nuove minacce al nostro sistema produttivo e al nostro territorio”.



Ancora più duro il commento di Coldiretti: “Tutto ciò dimostra che la coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api rendendo necessaria in ogni caso una specifica autorizzazione per la messa in vendita. Un danno per gli apicoltori e una preoccupazione concreta per i consumatori. In Italia è vietato coltivare Ogm e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente voluta dall’organizzazione degli imprenditori agricoli.
Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità In Italia da Paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni Ogm. Nel 2010sono stati importati 14 milioni di chili di miele dall’estero rispetto alla produzione nazionale di circa 20 milioni di chili”.
Morale della favola, tanto per cambiare, ... solo miele italiano

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